Area Tematica 1

Faccio parte del Consiglio di Istituto di un IC della Valcuvia. Qualche giorno fa alcuni genitori hanno consegnato in segreteria una lettera indirizzata al Dirigente e al Consiglio (indicando “e per conoscenza al Consiglio di Istituto) per segnalare la condotta di un’insegnante. Questa lettera, che è stata protocollata dalla segreteria, dovrebbe essere fatta leggere a tutti noi membri, ma quando? Dobbiamo aspettare il prossimo Consiglio? A noi rappresentanti dei genitori la lettera è stata consegnata dagli stessi scriventi in modo informale e forse invece dovevano indirizzarla specificando il nostro nome in modo che potessimo richiedere un consiglio straordinario per discuterne? o possiamo chiederne conto?

Risposta: Gentile consigliere rappresentante dei genitori, per fornire una risposta al suo quesito occorre prima di tutto fare chiarezza riguardo alle competenze di ciascuno. Non rientra nelle competenze del Consiglio d’Istituto la gestione del personale scolastico sia che si tratti di docenti o di personle ATA. Il termine “Risorse Umane” seppur indicato genericamente nelle norme, fa sempre riferimento a precise categorie e in capo al Personale, individua e definisce le specifiche competenze affidando precisi incarichi ai rispettivi Dirigenti. In questo caso si tratta di Risorse Umane dipendenti dello Stato, e la norma (art. 25 comma 4 D.Lgs 165/2001) ne attribuisce al Dirigente Scolastico l’esclusiva competenza. Pertanto, è al Dirigente della Vostra scuola che i genitori in difficoltà con il personale devono rivolgersi e non al Consiglio d’Istituto il quale non è legittimato ad occuparsene. L’interesse verso il Consiglio d’Istituto potrebbe esserci nel caso in cui la questione fosse legata alle nomine di rappresentanza ed in modo particolare ai dubbi sulla compatibilità di incarichi negli OO.CC. Solo se la questione rientra nelle competenze del Consiglio d’Istituto, il Dirigente Scolastico convoca la Giunta Esecutiva discutendo preliminarmente la questione durante i lavori preparatori in funzione di un eventuale Consiglio d’Istituto. In questo caso però, sembra trattarsi di questioni lamentate in merito alla condotta tenuta da qualche docente, argomento per il quale il Consiglio d’Istituto non è tenuto a pronunciarsi ed ovviamente, eventuali responsabilità sui giudizi espressi nella lettera sono esclusivamente in capo ai firmatari e ogni diffusione da parte di altri (inclusi i genitori rappresentanti informati informalmente) sarebbe illegittima e passibile di azioni di rivalsa.

Sono un genitore neo presidente del Consiglio di Istituto di un Liceo artistico della provincia di Varese. Vorrei sapere se rientra nelle mie attribuzioni il potere di convocare, di mia iniziativa e senza necessità di richiedere una preventiva autorizzazione al DS, una riunione con alcuni docenti per discutere di tematiche specifiche: nel caso di specie ho chiesto di incontrare i professori che utilizzano i laboratori della scuola e i responsabili dei laboratori stessi. La ragione della richiesta sta nel verificare, con diretti interessati, lo stato dei laboratori, la necessità di acquistare nuovo materiale, le criticità ecc. anche per indirizzare le spese che la scuola copre con i “contributi volontari” dei genitori… Il Preside mi ha fatto osservare che io non avrei questo potere e che, comunque, lui è il rappresentante legale della scuola e che pertanto sarebbe lui il mio unico interlocutore, a cui chiedere tutte le informazioni che vorrei. Mi è stato osservato anche che non posso impegnare il personale di segreteria per questo tipo di iniziative e che i docenti, qualora partecipassero alla riunione dovrebbero essere retribuiti. So che, in quanto organo della scuola, sono su un piano di parità con il DS ma mi chiedevo se esistono comunque dei limiti oparativi.

Risposta: Nello specifico della richiesta va chiarito che l’equiordinazione del Dirigente Scolastico e del Consiglio di Istituto vale a livello di organismi ma nella ben precisa distinzione dei ruoli che sono: di indirizzo per il Consiglio e di gestione per il Dirigente. Ciò non può comportare una interferenza del Presidente del Consiglio nella attività di gestione del Dirigente Scolastico. Il funzionamento dei diversi organi collegiali è disciplinato delle normative e dai regolamenti di ogni singolo istituto; il Presidente deve osservarli e pretendere che siano osservati. È certamente importante che il Presidente possa collegarsi con i rappresentanti delle varie componenti del Consiglio ed in particolare con i genitori (rappresentanti di classe) e con gli alunni (rappresentanti degli alunni) al fine di favorire la partecipazione e assumere le informazioni necessarie allo svolgimento del proprio compito istituzionale. Può avvalersi, esclusivamente per i suoi doveri, della segreteria della scuola e, a tal fine, è opportuno che il Dirigente Scolastico individui un referente con il quale il Presidente possa intrattenere i propri rapporti. Ma effettivamente è il Dirigente Scolastico il legale rappresentate della scuola, titolare della responsabilità di gestione e di organizzazione del personale in quanto a lui spettano “autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane” (art. 25, comma 2, D.Lgs 165/2001). Il Presidente del CdI potrà e dovrà quindi rivolgersi per ogni eventuale chiarimento sulle azioni e sulle attività del personale stesso in primo luogo al Dirigente stesso e, sulla base di specifiche e precise motivazioni, potrà eventualmente “invitare” (NON CONVOCARE!) alcuni docenti con particolari funzioni ad una specifica riunione del Consiglio di Istituto su un preciso ordine del giorno. E’ sempre opportuno che ciò avvenga in termini di collaborazione costruttiva con il Dirigente Scolastico.

Sono rappresentante di classe in una Scuola Media di Secondo grado di Luino. Durante l’ultimo Consiglio ho affrontato una discussione accesa perché mi sono lamentata della situazione di scarsa manutenzione dell’aula assegnata alla mia classe. In particolare, ho fatto presente la situazione igienica e la preoccupazione dovuta a crepe nel soffitto e lungo le pareti e soprattutto la presenza preoccupante di un enorme buco nel cartongesso che riveste tutto il soffitto. Conoscendo le persone con cui mi relaziono, ho chiesto ai ragazzi ed in particolare a mio figlio di aiutarmi facendo per me delle foto da mostrare durante la riunione. Messi davanti all’evidenza i gruppo docenti non ha potuto negare lo stato delle cose, ma successivamente la Dirigente Scolastica mi ha rimproverata dicendomi che le foto di luoghi pubblici di proprietà della Provincia di Varese non si possono fare. Il giorno dopo i ragazzi mi hanno detto di aver subito anche loro un rimprovero dal docente responsabile della sicurezza per lo stesso motivo. Vorrei sapere se quanto afferma la Dirigente è vero perché se così fosse forse, bisognerebbe vietare anche ai turisti di fare foto a monumenti, edifici belli o decadenti nostri luoghi, cosa che per altro, come turista ho sempre fatto.

Risposta: Gentile rappresentante, per il quesito posto alla nostra attenzione ci limitiamo ad analizzare la parte che rientra nell’ambito della privacy ed in particolare all’uso che può essere fatto delle fotografie scattate in luoghi pubblici, tralasciando la ben più importante implicazione legata alla sicurezza dell’ambiente scolastico di cui dovrebbe averne particolare cura il Dirigente Scolastico ed il Responsabile della sicurezza….  Nel risponderle ci limiteremo al fatto in questione senza addentrarci ad approfondire altro (esempio cosa a tal proposito dice il Regolamento di Istituto). Per prima cosa serve stabilire cosa s’intende per “luogo pubblico”. Strade, piazze, spiagge e qualunque altra zona in cui si possa accedere liberamente sono luoghi pubblici e lo sono anche teatri, cinema, locali dove si possa entrare senza particolare formalità come ad esempio i luoghi dove si svolgono comizi e dove si tengono riunioni aperte al pubblico incluse le aule di tribunale durante i processi penali salvo quei rari casi in cui si svolgono a porte chiuse. Lo sono le Scuole per il suo pubblico ovvero per tutti coloro che vi entrano a far parte in veste di dipendente, studente, genitore, volontario e persino collaboratore. La regola generale da tenere presente riguarda la privacy di fotografie fatte a persone, tanto più che il garante nella norma sulla privacy non tutela la mancanza di sicurezza e tantomeno buchi e crepe nei muri. La norma e tutti i divieti che ne derivano sono ad unica tutela delle persone. Quindi è il ritratto di una persona che non può essere esposto o riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa.  Nel caso di fotografie fatte a persone la legge afferma che è possibile fare la foto:

  • quando si tratta di persone note
  • quando si tratta di persone che ricoprono uffici pubblici
  • quando la fotografia serve per usi di giustizia
  • quando la fotografia serve per usi di sicurezza, polizia e interesse pubblico
  • quando la fotografia è fatta per scopi scientifici, didattici o culturali
  • quando la fotografia è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie d’interesse pubblico

Nel suo caso specifico il diritto a fotografare è sempre ammissibile anche nel caso in cui nelle fotografie fatte fossero ritratte delle persone in specie proprio perché è stato esercitato, nell’interesse pubblico, per la formazione dell’opinione attinente alla vita della comunità scolastica. Non sarebbe stato vietato nemmeno nel caso in cui la fotografia ritraesse uno spaccato di edificio privato perché la foto serviva a dimostrare una situazione di pericolo e di scarsa sicurezza. In materia di sicurezza c’è sempre un interesse pubblico.

Sono rappresentante di una classe prima nella scuola secondaria di primo grado. Nel nostro plesso non è consentito che i ragazzi portino a casa i compiti in classe e pur comprendendo l’esigenza della scuola di archiviare il documento riteniamo altrettanto giustificata l’istanza di trasparenza avanzata dai genitori della mia classe e di tutto il plesso scolastico.  Purtroppo, nonostante le ripetute istanze, il nostro Dirigente Scolastico ha sempre risposto che per ogni singola verifica è necessario presentare una richiesta scritta e che a fronte di questa verrà effettuata la fotocopia del documento e consegnata alla famiglia: ad oggi, nella sola classe di mio figlio, sono state effettuate 30 verifiche scritte che moltiplicate per 20 alunni producono 600 domande ed un numero non quantificabile di fotocopie in soli tre mesi. Nell’era della dematerializzazione dei documenti pensiamo sarebbe auspicabile una possibilità più snella di consultazione delle verifiche fatte dai nostri figli come ad esempio la scansione messa a disposizione nell’area riservata del registro elettronico cosa, che risolverebbe anche il rischio di manomissione o smarrimento. Chiedo per cortesia un vostro parere così da poter rassicurare il nostro Dirigente Scolastico procurandogli delle soluzioni confacenti con i suoi obblighi e che nel contempo non scontentino noi utenti.

Risposta: Sulla questione è indubbio il diritto alla visione e, su richiesta, alla copia di verifiche/compiti in classe. Il riferimento è all’art. 22/1 della legge 241/1990 che appunto consente l’accesso agli atti a chiunque abbia un interesse diretto, concreto, attuale. Ma non ci sembra tanto questa la questione: il genitore chiede di poterli avere in altro modo come, per prassi, in effetti si fa in molte scuole. Bisogna innanzitutto vedere cosa è detto (se detto) nel Regolamento di Istituto e nel POF e cosa hanno stabilito in Collegio Docenti circa i criteri di valutazione. Il genitore potrebbe dapprima chiedere di essere informato su questi atti. Dal punto di vista strettamente formale il Dirigente si pone “al sicuro” forse con un eccesso di formalità ma bisogna vedere cosa ha determinato questo eccesso. (troppe verifiche smarrite…? ) e, appunto cosa è scritto negli atti autonomi della scuola. Dall’esterno non può essere mosso nessun rilievo al Dirigente in questione. Dall’interno, tramite le rappresentanze dei genitori e con l’aiuto di qualche docente si può vedere di attenuare questo eccesso di formalità…

Come rappresentanti di classe incontriamo difficoltà nel recuperare anche i recapiti mail degli altri nostri colleghi rappresentati della scuola. Questo in pratica ci impedisce di operare svolgendo la parte fondamentale di confronto che ci consentirebbe di essere più incisivi in ogni proposta da portare in ambito collegiale soprattutto nei consigli di classe. Vorremmo sapere se è vero come dice la nostra scuola (in possesso di tutti gl’indirizzi mail dei genitori) che a noi rappresentanti di classe non possono essere forniti per una questione di privacy.

Risposta: Il rappresentante di classe nel momento in cui riceve dal Dirigente Scolastico il mandato di rappresentanza è tenuto alla riservatezza e quindi al rispetto delle norme proposte dal decreto legislativo 196/2003. Pertanto per poter rispondere a questa domanda è stato necessario confrontarsi direttamente con il garante per la protezione dei dati personali il cui ufficio di Relazioni con il Pubblico (URP) ha sede in Piazza Monte Citorio, 121 – ROMA tel. 06 696771 mail: urp@garantepricacy.it – web site: http://www.garantepricacy.it. La risposta telefonica che abbiamo ricevuto per conto del Garante da parte della sig.ra Meloni consiste nell’interpretazione corretta di quello che la norma giuridica intende o non intende limitare. Ecco che è possibile dare a questa domanda la seguente risposta: La normativa riguardante la privacy in specie, riferita agli artt. 18 e 19 del D.Lgs nr. 196/2003, non osta la divulgazione dei dati per motivi istituzionali e pertanto i rappresentanti di classe possono chiedere alla scuola di provvedere in modo adeguato alla raccolta e trasmissione a loro di questi dati perché indispensabili per lo svolgimento dell’incarico istituzionale affidato. Infatti la norma non pone nessun ostacolo alla divulgazione dei dati per motivi istituzionali ed un rappresentante di classe svolge un compito di carattere istituzionale.
La stessa referente dell’ufficio del Garante ha anche tenuto a sottolineare che nel caso in cui per i Dirigenti Scolastici o per gli operatori delle scuole questa risposta non fugasse tutti i dubbi in materia di trattamento dei dati, siano gli stessi genitori ad insistere affinchè i dirigenti e gli operatori scolastici si rivolgano al Garante per averne conferma ufficiale.

Sono un rappresentante di Classe e a volte di fronte all’emergere di problematiche nella classe mi sento dire che devo aspettare di parlarne in Consiglio di Classe o interclasse. So per certo che gli insegnanti si incontrano per la programmazione almeno una volta al mese. In quella sede non possono discutere e cercare soluzioni ad eventuali necessità che emergono e/o analizzare le buone proposte che i genitori possono portare?

Risposta: Il rappresentante di classe ha sempre la possibilità di rivolgersi al docente referente della classe (il coordinatore) chiedendo un incontro per discutere in merito a qualunque difficoltà e/o per formulare eventuali proposte. In questo modo può riuscire a raggiungere tutti gl’insegnanti della classe e se necessario anche insegnanti di altre classi. Per quanto riguarda i consigli di classe occorre ricordare che sono convocati dal Dirigente Scolastico. Nel caso in cui non si dovesse riuscire a risolvere la questione o ci si trovasse in difficoltà ad essere ascoltati o esistono relazioni difficili con i docenti della classe e soprattutto con il coordinatore, ci si può rivolgere direttamente al Dirigente Scolastico. Quest’ultimo valutato il problema potrebbe decidere di inserire il punto al successivo ordine del giorno, o convocare un consiglio di classe straordinario (eventualmente aperto a tutti i genitori degli aluni) per risolvere definitivamente la questione. I consigli di classe e d’interclasse tradizionali prevedono la convocazione dei docenti per le questioni di coordinamento, verifica e valutazione didattita della classe; la sessione aperta ai genitori rappresentati ed eventualmente agli studenti rappresentanti serve per la discussione riguardante l’andamento didattico disciplinare dell’intera classe (mai situazioni personali), per sottoporre, discutere e verbalizzare argomenti di interesse dei genitori rappresentati. Le questioni educative richiedono maggiore impegno e maggiore condivisione così quello che è chiamato “consiglio di classe aperto” può in alcuni casi essere un’opportunità da utilizzare.

Rappresentante di classe: privacy, dati personali e dati sensibili. Come comportarsi per chiedere le informazioni agli altri genitori della classe?

Risposta: 1) Per dati personali s’intendono tutte quelle informazioni riguardanti una persona che ne permettono la sua identificazione certa. Sono dati personali, il nome e il cognome, il codice fiscale (si ricava facilmente sapendo i primi due, il luogo di nascita e la data di nascita) l’indirizzo di residenza e/o domicilio, i recapiti telefonici, mail e similari inclusi registrazioni vocali e immagini.
2) Per dati sensibili s’intendono tutte quelle informazioni riguardanti la salute di una persona, il suo credo religioso e politico raccolte in qualunque formato.
Il garante li differenzia perché diverso è il trattamento da adottare affinchè siano garantiti il rispetto della dignità e riservatezza di ogni persona. Per il trattamento dei dati sensibili è sempre necessaria un’autorizzazione scritta da parte del titolare mentre per i dati personali a volte è necessaria un’autorizzazione che può essere anche orale e non sempre necessaria.
Un rappresentante dei genitori è considerato soggetto pubblico dal momento in cui riceve l’incarico di rappresentanza documentato in modalità scritta dal MANDATO DI RAPPRESENTANZA NOMINALE conferito a tutti i rappresentanti con decreto del Dirigente Scolastico. Il mandato è un contratto che obbliga il rappresentante di classe o d’istituto in forma personale ad adempiere a precisi compiti di rappresentanza collettiva (che la norma individua in modo preciso a cominciare dal Codice Civile per arrivare al TU 297/94). Un rappresentante già in forma preliminare sa che per poter assolvere al contratto deve interloquire con i suoi rappresentati (genitori) e quindi, teoricamente, la scuola sarebbe tenuta ad aiutarlo. Ecco quindi che, se chiede i dati personali alla scuola, questa dovrebbe estrapolare dal suo elenco anagrafico le informazioni indispensabili e darle senza problemi al rappresentante, al limite con la raccomandazione di non divulgarli ad altri se non autorizzato, togliendo ovviamente quei nominativi che espressamente hanno vietato alla scuola di divulgare i dati anche ai rappresentanti eletti negli organismi collegiali. Questo per la scuola può essere però una grande difficoltà perchè come Enti Pubblici sono obbligati a trattare i dati seguendo specifiche procedure. Pertanto, se la scuola in questione, per facilitare il trattamento non ha previsto nel REGOLAMENTO come prassi “automatica” la comunicazione dei dati ai rappresentanti, si ritrova con una gestione più complicata da fare. Una gestione che diventa impossibile nel caso in cui il personale non abbia le idee ben chiare su come e cosa fare e soprattutto impossibile senza un supporto informatizzato.

Durante l’assemblea per la nomina dei rappresentanti di classe ho richiesto a tutti i genitori di farmi pervenire i loro n.ri di telefono ed un indirizzo e-mail, dopodiché avrei elaborato un elenco da distribuire, utile per poterci contattare confrontandoci sulle tematiche della classe. Infrango la direttiva sulla privacy, agendo in questo modo?

Risposta: Occorre innanzitutto precisare che esiste una differenza tra genitori rappresentanti e genitori non rappresentanti.
I genitori rappresentanti, nel momento in cui accettano l’incarico, si rendono disponibili verso i loro rappresentati e le istituzioni, pertanto nome, cognome, indirizzo mail e numeri di telefono diventano informativa di carattere comunitario indispensabile per lo svolgimento del compito assegnato.
I genitori non rappresentanti, invece, non sono tenuti a dare questa disponibilità, fatto salvo che al loro rappresentante; i recapiti così raccolti sono distribuibili  solo se preventivamente autorizzati. Si rammenta che è proprio compito del rappresentante di classe fare da intermediario fra il consiglio e gli altri genitori, ma nulla vieta che autonomamente gli altri genitori si scambino i contatti personali fra loro.

In caso di parità nell’elezione del Rappresentante dei Genitori nel Consiglio:
– di intersezione nella scuola materna,
– di interclasse nelle scuole elementari
– di classe negli istituti di istruzione secondaria
chi prevale?

Risposta: riguardo all’elezione dei rappresentanti di classe, la normativa non specifica nulla in proposito. Considerato che trattasi di elezione pubblica con procedure assimilate a quelle amministrative/politiche, teoricamente si potrebbe procedere con il ballottaggio. Trattandosi di scuola la questione è e deve essere di competenza della commissione elettorale che avrà un regolamento al quale attenersi anche in casi di questo tipo. Un regolamento nel quale potrebbe prevedere una preferenza ad esempio per il genitore più anziano d’età se s’intende perseguire la regola generale degli organismi collegiali rimasti per questo aspetto ancorati ad una prassi del passato dove l’anzianità era considerato merito e quindi grado.

Siamo rappresentanti dei genitori in Consiglio di Istituto dell’Istituto Comprensivo (omiss) di Varese. Lo scorso luglio è stato convocato un CdI urgente, per la ridefinizione della distribuzione delle classi di prima media tra le tre scuole dell’Ist. Comprensivo e, con delibera passata a maggioranza, contrari i 4 rappresentanti dei genitori e 2 docenti, dopo un acceso dibattito, abbiamo dovuto accettare una distribuzione delle classi che ci trovava in pieno disaccordo con gli altri componenti del CdI.
Il Verbale del CdI è stato redatto da un docente di un altro plesso, in modo assolutamente parziale rispetto alla realtà del dibattito, ed è stato subito da noi contestato con reclamo formale, non accolto dal Presidente del CdI. Ora, venerdì ci sarà nuovo CdI, con all’odg la lettura e approvazione del verbale precedente. Ovviamente noi 6 non approveremo il verbale, ma siamo comunque in minoranza, e quindi il verbale non sarà modificato: come possiamo far “verbalizzare” le motivazioni del nostro dissenso?

Risposta: la formulazione delle classi in tutte le scuole è regolamentata dal DPR 81 del 20 marzo 2009. Nel testo del DPR si esplicita chiaramente quali sono i parametri da tenere in considerazione nel formularle e a chi spetta il compito di verificare che siano rispettati. La norma ne affida il compito al Dirigente Scolastico con le conseguenti responsabilità di verifica che quanto espresso nella norma venga rispettato nella formulazione.
Probabilmente, nel vostro caso, il discuterne in CDI è conseguenza di una necessità di consulto per questioni Territoriali o di edifici scolastici o di viabilità trattandosi di complesso distribuito su più plessi o… di altra questione riguardante sempre e comunque l’adattamento alle esigenze del territorio che potrebbe però essere anche non compatibile con altri requisiti che la norma elenca esplicitamente. Nel porre il vostro quesito non avete specificato quali siano state le questioni argomentate e pertanto non ci fornite elementi sufficienti per comprendere quali possano essere le motivazioni che hanno indotto ad omettere alcune parti della discussione nel vostro verbale e quale possa essere la motivazione del diniego del vostro Dirigente. Ovviamente, siete liberi di non approvare il testo del verbale o non approvarlo e di chiedere in sede di riunione che venga messa a verbale la motivazione per cui non approvate. In quella sede e solo in quella sede spetterà al Presidente del vostro Consiglio d’Istituto “garantire” che anche la vostra opinione venga rispettata anche se contrastante e messa a verbale cosa di cui il verbalizzante, cioè il segretario, non può rifiutarsi visto che il verbale è firmato a due mani e cioè da chi lo redige e dal Presiente del CDI come garante. Si ricorda infatti che il Presidente del Consiglio d’Istituto è un genitore e che in queste riunioni il Dirigente Scolastico è membro di diritto perché Presidente della Giunta Esecutiva e Dirigente dell’Istituto, ma è parificato agli altri compomenti nel momento della votazione. Tenete comunque presente che le decisioni sono valide se prese a maggioranza e che solo in caso di parità si assegna un doppio valore al voto del Presidente. Ogni delibera emessa a fronte di un Consiglio d’Istituto è valida solo se pubblicata in albo on-line per 15 giorni e redatta secondo la procedura standard delle PA. Le Delibere e quindi le decisioni del CDI sono valide e attuabili se prese a maggioranza ed una volta definite su tali basi, sono comunque vincolanti anche per i disenzienti perché non si tratta di una riunione condominiale dove in alcuni casi i dissenzienti possono rifiutarsi di pagare qui, si tratta di riunioni CONSIGLIARI basate su principi diversi e presupposti diversi. Nel caso di CdI tutti sono tenuti al rispetto di quanto deciso e a darne esecuzione con l’unica eccezione dovuta a casi di non rispetto della normativa vigente.

Il segretario del Cdi ha una scadenza da rispettare per la redazione del verbale del Cdi? È fissato un termine?

Risposta: Il segretario ha come termine il successivo CDI, nel quale il verbale della seduta precedente deve essere messo in votazione per l’approvazione e quindi inserito nell’ordine del giorno. La bozza del verbale rimane comunque un documento necessario per il segretario affinchè vi possa ricavare le delibere che a differenza del verbale, hanno obbligo di pubblicazione nell’albo d’istituto on-line in tempi brevissimi e per 15 giorni. Le decisioni prese in Consiglio di Istituto sono valide ed applicabili solo se rese pubbliche con i documenti di delibera e nei tempi stabiliti dal codice della pubblica amministrazione in attuazione del DPR 275/99 art. 14 (Attribuzione di funzioni alle istituzioni scolastiche) D.Lvo 69/2009 art. 32 (Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea)
Dal 01/01/2011 le pubblicità effettuate in forma cartacea sono prive di valore in termini di pubblicità legale. L’entrata in vigore del dispositivo attuativo comporta che gli atti diventano definitivi dopo il 15° giorno di pubblicazione nell’albo della scuola

I membri del CdI che si pronunciano riguardo ad una decisione dissentendo o astenendosi, sono anch’essi responsabili nella formula collettiva?

Risposta: Le responsabilità derivanti da decisioni prese a maggioranza, in questo caso, possono essere sgravate dalla responsabilità del singolo se debitamente motivate e verbalizzate.

Vorremmo sapere se è ancora obbligatorio pubblicare in albo della scuola il verbale del CDI.

Risposta: Dal 01/01/2011 l’obbligo di pubblicazione riguarda soltanto atti attuativi e pertanto il riferimento è alle sole delibere purché formulate secondo le linee guida delle P.A.

In quali responsabilità incorre chi firma una delibera di CDI?

Risposta: Gli atti attuativi conseguenza delle decisioni prese dal gruppo consigliare sono sottoposti a responsabilità collettiva e pertanto chi sottoscrive gli atti prodotti dal Consiglio d’Istituto ha la responsabilità limitata alla formulazione ed adempimento amministrativo dell’atto stesso. Nessuna responsabilità può essergli imputata per il contenuto se riportato nel modo corretto. Eventuali contenziosi che dovessero insorgere a fronte di provvedimenti emanati da un qualunque organo collegiale sono da imputarsi all’organismo medesimo e quindi all’Ente per il quale vengono prodotti.

Il Consiglio di Istituto di cui sono membro ha deciso di rivedere il Regolamento di Istituto e di formularlo seguendo le vostre indicazioni. Volevo sapere se avete a disposizione un format da indicarmi da cui trarre almeno gli argomenti fondamentali da inserire (di legge) e quelli sui quali esiste discrezionalità da parte del Consiglio

Risposta: L’argomento Regolamento d’Istituto è ampio e complesso ed è difficile da affrontare con un semplice elenco di argomenti fondamentali previsti dalla legge o facoltativi ed è per questo motivo che proponiamo un corso sui documenti scolastici. In sintesi possiamo dire che il termine regolamento indica una fonte normativa secondaria, sotto-ordinata rispetto alla legge nel sistema della gerarchia delle fonti, la cui emanazione costituisce una facoltà riconosciuta al potere esecutivo. Una definizione teorica che ci dice poco riguardo a ciò che si dovrebbe fare per riuscire a formulare un buon regolamento. Il Regolamento d’Istituto è solo uno dei principali documenti da cui la scuola formula le linee guida specifiche per la sua organizzazione in particolare con Regolamenti s’intendono quei documenti scritti nei quali vengono inserite tutte le clausole riguardanti gli accordi presi per la gestione organizzativa dell’Ente. Accordi che diventano nello stesso tempo Contratto vincolante per i contraenti. Costituiscono una sorta di password di accesso e password di uscita dall’organizzazione suddividendo le varie attività in TITOLI/CAPITOLI/ARTICOLI/COMMI in formule non più statiche, come avveniva un tempo, bensì dinamiche come necessita oggi. Possono pertanto disciplinare il funzionamento di tutti gli Organismi Collegiali oltre che al classico regolamento per gli studenti e stabilire modalità per il funzionamento di aule speciali come biblioteche, laboratori, aule multimediali o di riunione, l’uso di attrezzature, disposizioni per la tutela e sicurezza delle persone e del sito web istituzionale, orari di funzionamento e ovviamente tutte le parti riguardanti l’accesso come l’accesso agli atti e le iscrizioni. Tutto può essere oggetto di regolamento ed un buon regolamento deve prevedere spazi entro il quali poter incamerare regolamenti futuri perché anche i gruppo dirigenziale avente di legge a capo il Dirigente Scolastico potrebbe decidere di formulare per meglio organizzarsi un regolamento e potrebbe la scuola accogliere regolamenti di altri gruppi interni che si potrebbero costituire come ad esempio il comitato studentesco, il comitato dei genitori e ovviamente le assemblee. Da quanto detto si comprende che sebbene si tratti di un regolamento interno, per poter risultare efficace ed efficiente, un buon regolamento deve indicare gli strumenti più adatti da usare nelle varie situazioni, le procedure di attuazione e integrazione, riprendere parti importanti da ricordare o specificare meglio leggi generiche, norme non esplicitate ed includere le modalità di azione riferite ad eventuali deleghe Un esempio di come strutturare un regolamento lo si può trovare nell’area riservata.

Nel nostro istituto scolastico gli atti prodotti dal Consiglio d’istituto vengono pubblicati nel sito web del comitato genitori perché non ci sono procedure particolari da seguire ed è più facile però non sappiamo se è giusto farlo e se riguardo a questo argomento c’è una disposizione particolare.

Risposta: Premesso che, con l’attuazione dell’art. 14 DPR 275/1999 (attribuzione di funzioni alle istituzioni scolastiche) e art. 32 D.Lvo 69/2009 recante disposizioni in merito alla eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea, le scuole, così come tutte le Pubbliche Amministrazioni, sono tenute dal 01/01/2011 a prevedere all’interno del sito web uno spazio per la pubblicità legale formulato seguendo le linee guida di DIGIT PA. Sebbene non tutti i documenti prodotti dalle scuole sono individuati nell’elenco degli atti aventi obbligo di pubblicazione, è indubbiamente chiaro che per quanto concerne le attività dei Consigli d’Istituto Scolastici, sia dovere dell’Ente pubblicare la convocazione dell’organismo collegiale e le delibere. Il verbale che prima veniva pubblicato in bacheca oggi non gode più di nessun obbligo di pubblicazione motivo che rende irregolare la pubblicazione del verbale da parte di un’organizzazione non pubblica come un Comitato di Genitori.

Scrivo da un piccolo comune della provincia di Varese. Sono il neo presidente del CDI. Ho bisogno di condividere un argomento molto sentito in questo periodo nel nostro comune: eliminare il sabato dall’orario scolastico della secondaria di primo grado. La questione è complessa. Da un fronte c’è una forte richiesta da parte di diverse famiglie, dall’altra un muro insuperabile di docenti contrarie. Come risolvere la questione? Nelle scuole che hanno fatto questa scelta come è andata quest’esperienza? Il CDI deve intervenire su questo argomento, e se si che consiglio mi date? Al momento nel POF abbiamo il modello 36 e 30 ore entrambe su 6 giorni. Grazie per l’attenzione.

Risposta: Indubbiamente è una questione di competenza del Consiglio d’Istituto che a fronte di una simile richiesta dovrà deliberare basandosi su prove concrete e sulle reali possibilità. Infatti, per poter riuscire a non svolgere lezioni nella mattinata del sabato e garantire le 30/36 ore settimanali di lezione occorrerà verificarne i reali bisogni e la fattibilità. Il Consiglio d’Istituto dovrà prevedere l’argomento in ordine del giorno per poterne discutere e definire i piani relativi. Si consiglia a tal proposito di effettuare preventivamente un sondaggio di opinione sulla popolazione scolastica per rilevare con dati certi i bisogni della comunità. Dato che a fronte di una simile scelta l’Ente Locale dovrà accollarsi l’onere di adeguare eventuali servizi già esistenti (ad esempio il trasporto e di conseguenza la mensa per i rientri pomeridiani), sarà necessario verificarne anche con l’Ente le risorse disponibili ed eventualmente pianificare le soluzioni. In successive riunioni si dovrà anche verificare  se il bisogno potrà essere soddisfatto a breve o lungo termine. Infine, riunito nuovamente il Consiglio d’Istituto si dovrà deliberare di conseguenza tenuto conto di tutti gli enti ed organi coinvolti nella decisione finale. La scuola dell’obbligo è un servizio rivolto alle famiglie e al territorio bisognoso di servizi che di conseguenza deve anche poterseli permettere. Il voler rispondere positivamente ad una richiesta non sempre coincide con il potere di darne immediata soddisfazione e pertanto, verificata la reale esistenza, è indispensabile sempre farne una corretta ed obiettiva valutazione. Il consiglio è quindi quello di lavorare sul medio-lungo termine investendo, passo dopo passo, per procurarsi il consenso e le risorse sufficienti per il progetto.

Il consiglio di Istituto della scuola di mio figlio ha approvato un progetto (finanzato dal Comune) per logopedista, grafologo e psicologo. Ora si scopre che un altro progetto di grafologia è partito nelle classi prime elementari ma dati i tagli del ministero non ci sono i fondi e così naturalmente i soldi li hanno chiesti ai genitori. Il preside e l’insegnante sostengono che la cosa è regolare perchè è un ampliamento del progetto precedente, ma a me pare una cosa impossibile: anche gli ampliamenti vanno approvati no? altrimenti si approva una cosa e se ne fa un’altra tanto è un ampliamento…. quale articolo di legge regola questa cosa? Il preside ha anche preso l’iniziativa (senza informare nemmeno gli insegnanti) di aderire al progetto “primi della Classe” dell’Iper. Mi chiedo se anche questo non andrebbe discusso con il Consiglio? può il dirigente prendere iniziative di questo tipo?

Risposta: La partecipazione a progetti così come adesione a reti, consorzi e associazioni rientra nell’ambito delle attribuzioni del consiglio d’istituto così come previsto nel D.Lvo 297/1994 però non è da intendersi rigidamente come potrebbe sembrare.vI progetti si distinguono per l’aspetto economico (progetti con finanziamento pubblico, progetti con finanziamento privato, progetti gratuiti) e per l’aspetto didattico (progetti inseriti nel POF e progetti ESTERNI di supporto e ampliamento al POF). Nel suo caso sembrerebbe trattarsi di un progetto inserito nel POF che essendo stato approvato dal CDI e ricompreso nell’intera offerta formativa, rientra nelle responsabilità in attuazione del Dirigente Scolastico*. Questo fa si che sia proprio il Dirigente Scolastico a doversi preoccupare di attuarlo per non rischiare che il patto sancito con i genitori attraverso il POF approvato in questo anno scolastico pecchi di efficacia e perda di validità per mancata esecuzione. Da questo ne segue di conseguenza l’attivismo indispensabile del Dirigente Scolastico che pur di rispettare quanto già deciso e per non intaccare il contratto stipulato, nella ricerca di una soluzione si rivolga ai genitori affinchè aiutino contribuendo alla realizzazione. Ovviamente con il prossimo anno scolastico, se dovessero persistere le difficoltà è probabile che già in sede di progettazione del POF sia il Collegio Docenti ad escludere questo progetto dall’offerta che impoverita vedrebbe alcuni genitori costretti a rivolgersi ad altre scuole. Certamente, per una questione di rispetto nei confronti dell’organismo di governo ed in quanto presidente della Giunta Esecutiva si presume che il Dirigente Scolastico ne discuta con i membri del gruppo esecutivo e con loro ne stabilisca le modalità di relazione in modo da riferire al Consiglio d’Istituto alla prima riunione utile. Diversa situazione è quella del progetto “Primi della Classe” che rientra nel gruppo dei progetti ESTERNI AL POF gratuiti. Così come si rileva dalla presentazione e dal regolamento pubblicato nel sito dell’ipermercato, il progetto si svolge in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione ed è evidente che è il Ministero ad aver stipulato con la società privata la convenzione. Un progetto che può portare vantaggi in termini di acquisizione di strumentazioni informatiche che la scuola già priva di risorse dovrebbe pagare. Se consideriamo quanto detto prima si evince che poiché, nella vostra scuola non ci sono sufficienti risorse economiche per pagare un progetto inserito nel POF, certamente ed ugualmente mancheranno soldi per pagare i fornitori di attrezzature informatiche. Attrezzature che per le nuove generazioni di nati digitalizzati sappiamo oggi indispensabili in tutte le scuole. Si tratta di un progetto che non incide economicamente nemmeno sulle famiglie perché è una semplice raccolta di figurine e nessuno è obbligato a consegnarle alla scuola se non vuole. Ciò che viene richiesto è una semplice registrazione con la quale la scuola esprime la volontà a partecipare. Tenuto conto dei termini proposti dal regolamento e da quanto precedentemente detto, sarebbe stato un vero peccato non approfittarne lasciandolo scadere solo per attendere la riunione del Consiglio d’Istituto. In questi casi il Dirigente può operare liberamente e attivarsi subito, al limite consultandosi con i membri della Giunta Esecutiva, dandone semplice comunicazione al consiglio d’istituto alla prima riunione utile. Simili decisioni gravano sul solo Presidente della Giunta Esecutiva cioè sul Dirigente Scolastico quando sussistono difficoltà nei rapporti con i membri della giunta che purtroppo nelle nostre scuole non sempre funziona come dovrebbe.

Nella scuola dove sono neo rappresentante di Istituto e classe sono stati fatti (recentemente ed in corso d’anno scolastico) dei cambiamenti riguardanti  in particolare l’orario (da tre pomeriggi a due senza cambiare il modulo orario delle classi). Tra l’altro non esiste il servizio di doposcuola che garantirebbe tranquillità ai genitori che lavorano. Vorremmo quindi convocare un’assemblea dei genitori per discutere sulla questione e trovare insieme una soluzione. Possiamo riunirci a scuola? Cosa dobbiamo fare? Serve un’autorizzazione? Se l’amministrazione comunale non potesse organizzare il doposcuola, noi genitori potremmo organizzarci e avvalerci di persone diverse dai docenti della scuola per gestirci questo servizio? In questo caso potremo richiedere l’uso dei locali della scuola?

Risposta: Presumendo che la variazione di orario con l’eliminazione dei pomeriggi sia conseguenza di difficoltà economiche dell’amministrazione locale è comunque e sempre un vostro diritto incontrarvi per discutere sulla questione. Le assemblee di cittadini sono garantite dal diritto internazionale, europeo e persino dalla nostra costituzione. Ovviamente nei limiti individuati dalle leggi di pubblica sicurezza nel caso in cui avvengano in luoghi pubblici o all’aperto poiché a questo tipo di assemblee nella maggior parte dei casi seguono anche delle manifestazioni. Se avete necessità di riunirvi nei locali della scuola dovrete richiedere autorizzazione scritta al vostro Dirigente Scolastico per tutelare la scuola e voi stessi. Un esempio di richiesta “autorizzazione per l’uso dei locali” è messa a disposizione nell’area download del nostro blog. Ricordatevi sempre che dovrete indicare nella richiesta l’ordine del giorno e predisporre un verbale della riunione da notificare al Dirigente. Questo in linea generale: ulteriori dettagli li potrete ricavare dal blog oppure nei corsi informazione che ci potete richiedere invitandoci o seguendoci nelle altre scuole iscritte all’associazione.  In merito alla questione doposcuola gestito da personale diverso da quello scolastico, la risposta è indubbiamente affermativa. Nel nostro territorio, esistono già associazioni anche di genitori attive nelle scuole attrezzate per offrire un supporto alle famiglie anche con attività parascolastiche. I nostri eventi pianificati sono un’opportunità per incontrarsi e conoscere chi ha già affrontato questa difficoltà risolvendola anche in modo diverso. Certamente, l’uso dei locali sarà da concordarsi con la scuola e potrebbe essere necessaria un’autorizzazione a fronte di un pagamento del servizio.

Come si risolve il caso in cui per l’elezione del Presidente e Vicepresidente del Consiglio di Istituto si raggiunge per più “candidati” la parità di voti e non la maggioranza (assoluta o relativa)?

Risposta: per prima cosa occorre ricordare che si dovrà procedere prima all’elezione del Presidente ed eventualmente procedere al ballottaggio tra i “candidati”. Il Vice Presidente viene proposto per l’elezione successivamente cosa che modifica nettamente la situazione proprio perché sarà già stato eletto il Presidente ed in caso di parità vincerà il candidato per il quale ha votato il Presidente poiché la norma dà al presidente doppio valore di voto nei casi di parità. Inoltre, occorre ricordare che è sempre il genitore più anziano di età la persona che la norma procedurale tende a privilegiare.

Sono stato eletto come Presidente del Consiglio d’Istituto. Stavo cercando un prontuario su tutti i compiti, doveri, diritti e responsabilita’ del Presidente, o qualche link utile a tale scopo.

Risposta: innanzitutto consigliamo la lettura della sezione relativa del nostro blog (menu organi collegiali) dove vengono indicati i riferimenti  indispensabili per chi voglia svolgere con competenza il proprio ruolo di rappresentante all’interno di un Consiglio di Circolo/Istituto (CC/CI). Poi ricordiamo che il rappresentante dell’Istituto è il Dirigente Scolastico (DS), che è anche il responsabile della gestione. Al Consiglio, e al suo Presidente, spetta definire le linee operative, verificare e valutare i risultati del Piano dell’offerta formativa; deliberare in merito a bilancio e conto consuntivo, donazioni, mutui e sponsorizzazioni. Precisa competenza del Presidente di Istituto è il convocare il Consiglio d’Istituto definendone l’Ordine del Giorno (OdG): pertanto può inserire tutto ciò che ritiene opportuno trattare o che gli viene richiesto in primo luogo dalla Giunta Esecutiva quindi, da altri membri e/o dalle  componenti scolastiche. Il Presidente avrà cura di non entrare nel merito di competenze specificamente riservate ad altri (ad esempio il Dirigente o il Collegio dei Docenti), ma per il resto il Testo unico sulla scuola e il Regolamento di contabilità lasciano spazi molto ampi questo organismo di governace politico – amministrativo  per eccellenza nella scuola.

Da molti rappresentanti di classe riceviamo quesiti molto simili che raggruppiamo per argomenti. Il verbale del Consiglio di Classe è obbligatorio? Chi lo redige?

Risposta:Il verbale del CdC è un atto dovuto ed è obbligatorio. Lo redige il segretario nominato dal Presidente. Poiché la norma individua la figura del Presidente di ogni CdC nella persona del Dirigente Scolastico, il segretario è nominato direttamente dal Dirigente.
Funge da segretario quell’insegnante che ne ha ufficiale incarico perché detentore della fiducia del DS.

Nel caso in cui il segretario del Consiglio di Classe non verbalizza quanto discusso durante le riunioni con i genitori, si può chiedere al Dirigente d’integrare il verbale con un testo scritto dai genitori rappresentanti di classe?

Risposta:Ovviamente, è sempre possibile richiedere un’integrazione che può essere fatta nei giorni immediatamente successivi accordandosi con il segretario oppure, in caso di rifiuto o resistenze, se la problematica è realmente importante, presentando un esposto d’integrazione scritto indirizzato al presidente del CdC (ovvero al Dirigente Scolastico e al suo sostituto, nel caso in cui vi sia stata sostituzione durante la riunione) nel quale si provvede a chiedere l’integrazione con l’intervento della componente genitori.
Tuttavia, nel caso in cui il segretario del Consiglio di Classe non verbalizzi “tutto” quanto discusso durante le riunioni con le componenti genitori e studenti, o abbia interpretato diversamente gli argomenti trattati, va ricordato che è sempre possibile, da parte dei rappresentanti di classe, redigere un proprio report da consegnare alle famiglie degli studenti.

Il verbale del Consiglio di Istituto mi dicono che è obbligatorio e pubblico però, spesso non è pubblicato nemmeno nelle bacheche scolastiche forse perché non è divulgabile?

Risposta: Dal 01/01/2011 non è più obbligatorio pubblicare il verbale del CdI. E’ quindi facoltà e discrezione dell’Istituto pubblicare in albo d’Istituto questo documento. Obbligatoria è invece la pubblicazione delle delibere ovvero delle decisioni prese durante la riunione del Consiglio di Istituto. La mancata pubblicazione nell’albo on-line rende nulle le decisioni prese.

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