Area Tematica 5

Sono una mamma di due bambine iscritte alla primaria di Mercallo (VA). Quest’anno in terza mia figlia non fa piu’ l’ora di informatica/tecnologia perche’ le ore d’inglese dovevano passare da 2 a 3. Domanda: ma sacrificare una delle 2 ore di religione non era piu’ logico? Mi chiedevo se come genitore posso dar via ad una raccolta di firme a favore della soppressione dell’ora di religione e il ripristino dell’ora d’informatica. Mi sapete indirizzare….

Risposta: Per la scuola primaria l’articolazione delle discipline è indicata tuttora dal D.M. 10/09/1991, applicazione dell’art. 5, comma 7, della legge n. 148 del 5 giugno 1990, che definisce le “soglie minime” orarie per disciplina (lingua italiana, 4 ore; matematica, 3 ore; scienze, 2 ore; storia-geografia-studi sociali, 3 ore; educazione all’immagine, 2 ore; educazione al suono e alla musica, 2 ore; educazione motoria, 2 ore); spetta al C.d.D. definire le quote orarie congrue in riferimento al modello di tempo orario settimanale (24, 27 o 30 h) richiesto e adottato. Con l’autonomia scolastica la quantificazione oraria di ogni disciplina di studio è rimessa all’autonomia delle scuole. Fanno eccezione solamente l’insegnamento della religione cattolica (due ore settimanali) e l’insegnamento dell’inglese (un’ora nelle classi iniziali, due ore nelle seconde classi e tre ore in tutte le altre). Posto quindi che il tutto andrebbe previsto in una revisiopne del POF, non si possono comunque ridurre le due ore di IRC (insegnamento Religione Cattolica) previsto da accordi internazionali ancorchè facoltativo. L’eventuale aggiunta di un’ora ulteriore di Tecnologia/informatica potrebe collocarsi solo nelle ore opzionali aggiuntive in un quadro orario di 30 ore settimanali. Dal curricolo indicato nel POF della scuola non si evince la modifica indicata in quanto le ore di Tecnologia restano 1 per tutti e 5 gli anni mentre le ore di inglese passano da 2 a 3 come è prassi quasi generalizzata.

Sono rappresentante di classe in una prima media all’Istituto comprensivo di Venegono; alcun genitori ci hanno sollevato un problema sui bagni che non hanno la chiusura sulla porta. La scuola ci fa sapere che per motivi di sicurezza non si possono mettere chiavi alle porte, e che i professori si attivano a mandare in due i ragazzi in bagno per sorveglianza. Sapete dirmi se corretto o se esiste una normativa in merito?

Risposta: Non ci risulta una normativa precisa e diretta sull’argomento se non per le scuole materne dove è espressamente previsto che non ci siano chiusure (per ovvi motivi). In via di interpretazione sembra implicito che in tutti gli altri casi le chiusure alle porte ci debbano stare. Per i servizi igienici per persone con disabilità si fa riferimento alla possibilitá/opportunità di adottare serrature di sicurezza che prevedano la possibilità di essere azionate anche dall’esterno in caso di bisogno. Fondamentalmente rientriamo, anche qui (come ormai è criterio generale), nello spazio dell’autonomia scolastica e piú precisamente negli adempimenti per la sicurezza. Astrattamente potrebbe essere previsto nel documento di valutazione dei rischi (DVR) della scuola un qualche elemento in proposito. I genitori hanno diritto di prendere visione del DVR e chiedere delucidazioni di quali rischi siano stati presi in considerazione. Successivamente visionare i regolamenti interni della scuola e, se del caso, suggerire tramite il CdI di modificarli esplicitando o riconsiderando quel criterio dell'”accompagnamento’ che francamente appare un po’ discutibile…..

Sono il Presidente del Consiglio d’Istituto di una scuola secondaria di secondo grado di Varese. Vorrei sapere cosa dice la normativa riguardo agli accompagnatori minimi necessari per viaggi e visite d’istruzione

Risposta: Le vecchie circolari indicavano un accompagnatore ogni 15 alunni (e più o meno viene mantenuto come criterio di massima) ma ora tutto questo argomento rientra nell’autonoma progettazione della scuola. Una qualsiasi uscita, da quelle di un giorno, agli stage piuttosto che le settimane bianche, ai viaggi di integrazione culturale o connessi ad attività sportive ecc. sono definiti e programmati a livello di scuola nella propria offerta formativa.
Il MIUR con nota dell’ 11.04.2012, prot. n. 2209 ha definitivamente chiarito che:
“L’effettuazione di viaggi di istruzione e visite guidate deve tenere conto dei criteri definiti dal Collegio dei docenti in sede di programmazione dell’azione educativa (cfr. art. 7, D.lgs. n. 297/1994), e dal Consiglio di istituto o di circolo nell’ambito dell’organizzazione e programmazione della vita e dell’attività della scuola (cfr. art. 10, comma 3, lettera e), D.lgs. n. 297/1994). A decorrere dal 1° settembre 2000, il “Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche”, emanato con il D.P.R. 275/1999, ha configurato la completa autonomia delle scuole anche in tale settore; pertanto, la precedente normativa in materia (a titolo esemplificativo, si citano: C.M. n. 291 – 14/10/1992; D.lgs n. 111 – 17/03/1995; C.M. n. 623 – 02/10/1996; C.M. n. 181 – 17/03/1997; D.P.C.M. n. 349 – 23/07/1999), costituisce opportuno riferimento per orientamenti e suggerimenti operativi, ma non riveste più carattere prescrittivo.”

Scuole Paritarie: soggiaciono (o no) agli obblighi di trasparenza?

Risposta: La differenza “macroscopica” tra scuola Statale e scuola Privata parificata è da ricercarsi nella diversità del gruppo di Governance. Infatti mentre la scuola Statale è un Ente Pubblico amministrato da un organismo politico-amministrativo, la scuola Privata Parificata è gestita da un gruppo di governance PRIVATO. La procedura di accreditamento individuata nel D.lgs 62 del 2000 offre agli studenti di quelle scuole la possibilità di vedersi riconosciuta la validità del diploma in ambito Statale e quindi Europeo, senza dover sostenere altri esami di accertamento alla qualifica. In passato, chi si diplomava con percorsi di studio non statali ad esempio, per ottenere abilitazioni per albi professionali o partecipare a concorsi pubblici di assunzione doveva prima sottoporsi ad un nuovo esame di accertamento della qualifica che aveva conseguito, come se, il suo diploma provenisse da uno stato estero. Questo accertamento era concepito come personale e allo Stato costava parecchio perché veniva svolto presso i centri professionali statali di accertamento a cui facevano capo i vecchi uffici di Collocamento e pertanto dovevano essere fatti a spese dello Stato con un costo elevato. Con l’entrata dell’Italia nella UE si è reso necessario trovare dei criteri differenti che potessero offrire a tutti i cittadini maggiori possibilità a costi minori. Ecco perché nella normativa si parla di POF e non di trasparenza se non limitatamente al bilancio. La normativa e quindi la procedura di parificazione riguarda soltanto questo aspetto; pertanto l’albo rimane una questione Privata della scuola che è Privata per quanto concerne la gestione e Parificata per quanto concerne il risultato finale.

La nostra scuola non ha sito web probabilmente anche perché non ha personale che lo sappia gestire e vorremmo trovare una soluzione a questa difficoltà. Potete darci qualche suggerimento su come possiamo fare per procurarci sito web senza incorrere in eccessive spese?

Risposta: Il sito web è uno spazio virtuale all’interno del quale l’Istituto oltre a presentare se stesso pubblica avvisi, documenti scolastici inclusi gli atti obbligatori di pubblicità legale; uno spazio che può essere occupato all’interno di un altro sito istituzionale come può essere quello di un Ente Locale (Comune). In provincia di Varese ne esistono già esempi di scuole che sfruttano questa opportunità.

DSA. Sono la mamma di un alunno al primo anno della scuola secondaria di primo grado (medie). Nonostante abbia mantenuto l’iscrizione all’interno dello stesso Istituto Comprensivo, ora mi ritrovo a dover affrontare continue difficoltà. La scuola nel ciclo precedente aveva inserito progetti specifici per studenti con difficoltà di apprendimento (come mio figlio): con sorpresa scopro che nel ciclo della secondaria sembrerebbe non proseguano anche se ai genitori (me compresa) viene richiesto l’acquisto di e-reader, e-book e computer. Queste attrezzature a distanza di mesi dall’inizio della scuola sono ora riposte negli armadi inutilizzate! Vorrei sapere se oltre ad aiutare i nostri figli con corsi privati c’è qualche iniziativa che possiamo intraprendere fare per aiutare la scuola a migliorare.

Risposta: l’aiuto che come genitori possiamo dare ad ogni scuola è quello di partecipare proponendo soluzioni e contribuendo a realizzarle. Lo possiamo fare in vari modi a seconda di ciò che siamo capaci di fare e a seconda del tempo che abbiamo disponibile. Partecipare significa prima di tutto impegnarci  a conoscere la scuola dei nostri figli e per conoscerla dobbiamo informarci. Un’informazione facile da recuperare ma che richiede l’impegno nel leggere con più attenzione ogni documento scolastico a cominciare da quello che per noi è più importante. Il Piano dell’Offerta Formativa ad esempio è quel documento che illustra l’offerta formativa della scuola. Il POF ci dice anche come la scuola si è organizzata per svolgere questo tipo di attività. E’ all’interno del POF che si dovrebbero trovare i piani di studio per gli studenti con difficoltà di apprendimento. Piani che se non sono riportati ci danno l’indicazione su come orientarci nella scelta della scuola più adatta ai nostri ragazzi. Per quanto riguarda invece i servizi offerti come la mensa, il pre scuola, i post scuola e quant’altro il documento importante da considerare è la Carta dei servizi. Fatta la prima scelta sulla base di questo e visitata la scuola ricordiamoci sempre di dare uno sguardo al Regolamento e al Patto Educativo di Corresponsbilità che all’atto dell’iscrizione ci verrà fatto firmare.

POST SCUOLA. Il vostro sito mi è stato segnalato da un’amica che l’ha visitato e trovato risposte ai suoi quesiti. Con altre mamme stò cercando di attivare  nella scuola primaria dove i nostri figli entreranno il prossimo anno maggiori servizi di  post-scuola. Attualmente abbiamo due possibilità,  una affidata dalla scuola ad una cooperativa (ma con già esubero di richieste) e l’altro gestito liberamente dall’oratorio della parrocchia. Altre soluzioni scolastiche cittadine non prevedono le 40 ore.  Sarebbe un peccato ritrovarci costrette a “sradicare” i nostri figli dal territorio in cui vivono e affidarli a scuole di paesi dove non abitiamo. Potreste suggerirci altre  iniziative che si potrebbero  intraprendere tenuto conto del fatto che la scuola così come il comune sembra abbiano pochi fondi da destinare?

Risposta: La mancanza, o l’insufficienza in quantità e qualità dei servizi per figli, gli anziani e in generale per i più deboli rendono sempre più difficile riuscire a conciliare famiglia e lavoro. Dopo questa doverosa premessa vediamo di suggerire qualche altra possibilità tenuto conto dei fattori economici che soprattutto nelle scuole sono sempre più esigui. Predisporre un servizio o potenziarlo quando non si ha la certezza di poterlo garantire e pagare, oggi, più di ieri è improponibile per qualsiasi comune.  Se l’oratorio e la cooperativa non sono disposti a potenziare le attività,  potreste come genitori cominciare a pensare ad organizzarvi in un comitato genitori o meglio in un’ Associazione con la quale fronteggiare questo tipo di necessità.

ORARIO DELLE LEZIONI : vorrei sapere se è un nostro diritto avere l’orario scolastico dove vengono specificate le materie che si svolgono tutti i giorni, in modo da evitare che i bambini, dovendo portare tutto il materiale a scuola, si ritrovino con degli zaini stracolmi, ingombranti e pesantissimi. Premesso che ormai ci lamentiamo da anni però, senza risultati positivi, vorrei sapere se esiste un obbligo di comunicazione dell’orario alle famiglie.

Risposta: In realtà, sussiste l’obbligo dei formulazione e di pubblicazione in albo d’istituto dell’orario delle lezioni però non vi è nessun obbligo di consegna ai singoli genitori o utenti che possono prendere nota della formulazione ricavandola dall’albo. Tenuto conto che la scuola è un’organizzazione che svolge un servizio sociale e nello specifico formativo, pur non essendoci nessun obbligo specifico, è buona prassi pubblicare l’orario delle classi nel sito web dell’istituto e consegnarne copia o trascrizione anche dettata ai singoli alunni dell’orario così che tutti gli allievi e le famiglie siano messe nella condizione più favorevole per organizzarsi durante tutto l’anno scolastico. Il Consiglio d’Istituto inoltre, generalmente, demanda in delega il Dirigente Scolastico alla formulazione del Piano delle Attività che ovviamente essendo deliberato dal CDI ha l’obbligo di pubblicazione in ALBO. Mentre, nel POF l’istituto descrive in modo dettagliato il monte ore annuali per classe e per materia. La formulazione dell’orario però non ha nulla a che fare con la pesantezza degli zaini che invece è una questione di sicurezza e tutela della salute che deve essere sempre salvaguardata.

PATTO DI CORRESPONSABILITA’ : Vorrei sapere in quale occasione va fatto e da chi deve essere firmato, ci sono scritte tante belle cose ma che a volte non vengono rispettate.

Risposta: Il Patto Educativo di Corresponsabilità (PEC) è da intendersi come un contratto e pertanto, deve essere predisposto e concordato dai contraenti firmatari.  Nelle scuole può essere predisposto da una commissione apposita individuata dal Consiglio d’Istituto oppure formulata dalla Giunta Esecutiva che si accolla l’onere di consultare tutte le rappresentanze scolastiche. L’approvazione del Testo però spetta al Consiglio d’Istituto così come la scelta dell’impostazione. Il PEC dovrebbe essere presentato a tutti i genitori e alunni oltre che sottoscritto a inizio anno scolastico però, al momento non è obbligatorio nella scuola primaria pertanto, le ex materne ed elementari potrebbero non avere a disposizione questo documento anche se ormai in molti istituti comprensivi viene adottato facoltativamente fin dalle materne come strumento educativo. I dettagli specifici con esempi di PEC vengono forniti durante i nostri incontri.

COMPITI A CASA. Leggendo la  C.M. n° 177 del 14 Maggio 1969 ho inteso che  questa circolare vieta i compiti a casa con il TEMPO PIENO  però, anche durante la settimana diventa difficile far svolgere dei compiti ai bambini perché sono a scuola fino alle 16,30 e quando rientrano sono molto stanchi. Inoltre, visto che sono sempre a scuola, sebbene ritengo giusto che studino, vorrei sapere quale è la quantità di compiti corretta, considerando il fatto che secondo me si dovrebbe lavorare soprattutto a scuola e non a casa.

Risposta: Oltre alla CM 177/1969 riguardo ai compiti assegnati a casa esistono anche la CM 431/1965, la CM 62/64 e una serie indefinita di documenti e pareri anche medici oltre che interrogazioni parlamentari. Questo perché sebbene sia riconosciuta l’importanza di una rielaborazione a casa del lavoro fatto durante l’orario delle lezioni a scuola, non bisogna mai dimenticarsi che i anche i bambini e ragazzi sono esseri umani che necessitano di  RIPOSO RIGENERATIVO. Il riposo infatti è  un bisogno primario di ogni essere umano da cui ne deriva un DIRITTO INVIOLABILE oltre che l’importanza soprattutto dei più piccoli di relazionarsi con il mondo che li circonda per imparare a conoscerlo. Infine la FAMIGLIA ha il diritto di poter godere di sufficiente tempo per relazionarsi e i genitori hanno il diritto di avere tempo e risorse da spendere per dedicarsi all’educazione della prole così come indicato in linea generale nell’art. 30 della nostra Costituzione. In questo ambito ASVA svolge un lavoro importante da diverso tempo con il dott. Pellai e la dott.ssa Moretti. Pertanto penso proprio che le sarà sufficiente accennare alla Dirigente l’importanza che riveste il tempo libero per una corretta crescita emotiva dei nostri bambini per convincerla ad intervenire presso i docenti aiutandovi a stabilire quale è il giusto carico di lavoro a casa.

Sono un genitore con la figlia che frequenta la prima elementare. All’uscita di scuola ho trovato la bambina con labbra gonfie e gengive sanguinanti a seguito di caduta durante l’intervallo. Portata al pronto soccorso perchè non riusciva a mangiare, i medici hanno provveduto a compilare documenti per la domanda di infortunio da inoltrare alla scuola. A seguito di ciò si sono incrinati i rapporti con l’insegnante della classe: ho sbagliato nell’agire come ho fatto?

Risposta: indubbiamente i bambini sappiamo tutti che non possono essere mai lasciati soli però, ciò non esclude la possibilità che comunque si possa verificare qualche caso come appunto il suo.  Tutti noi genitori contribuiamo pagando alla scuola l’assicurazione sulla responsabilità civile che è d’obbligo per noi ma anche per gl’insegnanti: è poi la scuola ad aiutarci scegliendo l’assicurazione migliore proprio perché sa quali sono i potenziali danni che in una scuola si possono verificare e le conpagnie di assicurazione più affidabili e solerti nella liquidazione dell’eventuale danno. Pertanto, non vedo quale sia il problema per l’insegnante salvo che sicuramente sarà stata rimproverata per non averla avvisata immediatamente. Infatti, in casi come questo, i genitori devono essere subito avvisati; tamponata la situazione d’emergenza saranno i genitori  a decidere come è meglio provvedere alle cure dei propri figli.

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