Area Tematica 2

Volevo chiedere informazioni per quanto concerne la convocazione di un Consiglio Direttivo del Comitato Genitori: è conforme fare una riunione solo con i consiglieri dei vari plessi, consiglieri di istituto e commissari mensa senza coinvolgere e convocare anche i genitori?! Premessa una riunione tra loro è avvenuta già pochi Mesi fa!

Risposta: il comitato genitori non è un organo collegiale e anche se riconosciuto dalle scuole in virtù dell’art. 15 del DLgs 297/94 comma 2 che lo inquadra nel complesso del diritto di assemblea dei genitori come libera espressione dei rappresentanti eletti negli organi collegiali ha il compito (e dovere) di regolamentarsi. Ecco perché è di prassi individuare nel gruppo dei genitori l’organo direttivo che si occupa del funzionamento del comitato ed allo stesso modo individuare sulla base delle disponibilità dei genitori i gruppi di lavoro per le varie attività. In questo modo si evita di dover convocare per ogni minima cosa l’assemblea generale di tutti i genitori, difficile da organizzare e coordinare. Consigliamo pertanto di chiedere visione di tale regolamento e nel caso mancasse, di sollecitarne una stesura condivisa..

Ho visto che nell’area riservata c’è un esempio di atto costitutivo per il comitato genitori nel quale è inserito un vincolo riguardante la figura del Presidente. Si tratta di qualcosa imposto da normative che devono essere rispettate oppure può essere modificato?

Risposta: I Comitati Genitori pur rientrando nel quadro generale dell’attivismo civico, non sono associazioni registrate e pertanto gli atti che li costituiscono pur nel rispetto di norme basi non hanno un vero e proprio modello. TGASVA propone un modello formulato sulla base di buone prassi ampiamente sperimentate però, così come diciamo sempre durante i nostri incontri, il materiale presente nell’area download non è necessariamente un modello non modificabile. Infatti in questo spazio sono messi a disposizioni i materiali di approfondimento dei percorsi e qualche modulo preconfezionato concordato con le scuole ed utilizzabile solo nelle scuole associate ad ASVA. Quell’esempio fa parte di un discorso specifico di comitato dove il vincolo verso il Presidente è posto in quei casi in cui vi è una notevole partecipazione di genitori agli organismi collegiali ed espresso in modo da dispensare compiti un po’ a tutti i partecipanti. La situazione attuale però è ancora di scarsa partecipazione e pertanto se v’interessa il modello che proponiamo potete richiederlo al nostro coordinatore.

Siamo un gruppo di genitori di un Istituto Comprensivo di scuola primaria e secondaria di primo grado distribuito su più plessi molto distanti tra loro. Siamo tutti genitori attivamente partecipi nella vita scolastica locale: abbiamo riscontrato notevoli differenze tra plessi ed a volte anche fra classi per quanto riguarda la comunicazione delle valutazioni dei ragazzi. Si passa da plessi e classi con genitori prontamente informati sull’andamento scolastico dei loro figli (ricevono a casa la comunicazione dei voti e spesso anche copia delle verifiche), ad altri plessi e altre classi dove non si riesce ad avere questo tipo d’informazione e quando finalmente arriva è talmente tardiva da rendere inutile qualunque tipo d’intervento da parte dei genitori. Sollecitazioni fatte al Dirigente Scolastico per conoscerne i motivi di tali differenze con richieste d’intervenire per uniformare la procedura di comunicazione delle valutazioni sono state ad oggi disattese. Cosa possiamo fare?

Risposta: Purtroppo non tutte le persone conoscono il potere di una buona comunicazione ed è cattiva abitudine di alcuni Dirigenti Scolastici rifarsi ad una clausola di assenso dissenso contenuta nell’ex D.lvo 241/90 ormai superata da successive disposizioni soprattutto da quelle riguardanti la trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni. Cosa ancora peggiorativa è il fatto che simili comportamenti rendono inefficaci ed invalidano i Patti Educativi di Corresponsabilità sottoscritti con alunni e genitori. Ai genitori è affidato il compito di Educare ed istruire la prole così come si evince leggendo il testo della nostra Costituzione e così come evidenziato anche nelle linee d’indirizzo sulla partecipazione dei genitori (MIUR prot. 0003214 22/11/2012), sebbene i genitori siano i primi coinvolti nei meccanismi di educazione e istruzione, la scuola ne diviene prima responsabile nel momento in cui si rende difficile la loro partecipazione. Una corresponsabilità che il Ministero ha voluto sancire con un vero e proprio contratto consistente in quel documento denominato Patto Educativo di Corresponsabilità che ogni scuola, in accordo con genitori e alunni dovrebbe concludere. Purtroppo il patto proprio perché coinvolge anche gli alunni è obbligatorio solo per le scuole secondarie e così, negl’Istituti Comprensivi vige la confusione. Il consiglio che possiamo darvi, tenuto conto che alcuni di voi sono anche membri del Consiglio d’Istituto, è quello di chiedere al Presidente del CdI di prevedere entro l’inizio del prossimo anno scolastico una riunione del Consiglio nella quale inserire in ordine del giorno l’adeguamento del Regolamento d’Istituto che ovviamente includerà anche la procedura per le comunicazioni della scuola alle famiglie e, un altro punto nel quale discutere sull’opportunità che potrebbe avere anche per i plessi di sole primarie la realizzazione di un Patto Educativo di Corresponsabilità.

COMITATO. Vorremmo riuscire a formulare un Comitato Genitori nella nostra scuola, ne abbiamo parlato, abbiamo formulato già un’ipotesi di “costituzione” però, nessuno si rende disponibile nemmeno a ricoprire il ruolo di Presidente. I rappresentanti dei genitori eletti nelle classi e nel Consiglio d’Istituto si dichiarano già sufficientemente impegnati e preferirebbero che le cariche all’interno del comitato vengano affidate ad altri genitori. Vi chiediamo se è possibile affidare le cariche a genitori non rappresentanti.

Risposta: Poiché la norma non specifica nulla di particolare, le cariche all’interno di un comitato genitori possono essere ricoperte da ogni genitore appartenente all’Ente Scolastico a meno che non sia espressamente specificato nello statuto del Comitato Genitori proprio per dare ai rappresentanti dei genitori eletti negli organismi collegiali un compito particolare. Il Comitato a differenza del CdI e dei CdC è quell’organismo che libero dai vincoli di orario ristretti alle disponibilità dell’Ente Scolastico, può essere riunito in orari serali così da accogliere oltre ai rappresentanti eletti anche tutti quei genitori che diversamente non riuscirebbero a partecipare offrendo il loro contributo.

Sulla base di quali norme si costituiscono i Comitati e le Associazioni?

Risposta: la base normativa da cui originano sia i Comitati che le Associazioni sono l’art. 17 e 18 della Costituzione della Repubblica Italiana. In questi articoli sono ricompresi i principi generali validi per entrambi i tipi di attivismo civico. Nel Codice Civile al Titolo II capo II (libro primo) dall’art.11 si specificano le caratteristiche generali delle associazioni e delle fondazioni che sono maggiormente regolamentate.

COMITATO-ASSOCIAZIONE. Vi chiedo se potete spiegarmi in linea generale la differenza tra Comitato Genitori e Associazione Genitori.

Risposta: Comitato e Associazione Genitori rientrano entrambi nel quadro generale dell’Attivismo Civico e sono distinti dalle principali differenze. Il Comitato Genitori segue la logica degli Organismi Collegiali e pertanto ha scadenza limitata all’anno scolastico cioè nasce ad inizio anno scolastico e “muore” al 31 agosto di ogni anno seguendo l’iter classico dei rappresentanti dei genitori insiti nell’Ente Scolastico. L’associazione invece non ha scadenza ed i suoi membri vi entrano per diritto acquisito nel momento in cui, fatta la domanda d’ingresso in associazione, ne vengono accolti. Gli associati mantengono la caratteristica di associato fintanto che rispondono ai requisiti richiesti dall’associazione. Il  comitato non ha obblighi fiscali come invece ha l’associazione cosa che lo limita dal momento che non può promuovere raccolte di fondi o quote di “affiliazione” tant’è che ogni contributo volontario donato dai suoi sostenitori e/o sponsor, deve essere vincolato all’esecuzione di un progetto a favore della comunità scolastica. L’associazione ha obblighi fiscali da assolvere e può promuovere raccolte fondi e chiedere quote di “affiliazione” che possono essere utilizzati per il suo funzionamento, per progetti scolastici o territoriali. L’associazione può prevedere fondi di accantonamento, assumere personale, accogliere tirocinanti oltre che volontari e partecipare a bandi provinciali, regionali e Nazionali; attività alle quali un comitato non ha potere di svolgere.

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