Contributi scolastici

Innanzitutto che cosa sono i Contributi Scolastici delle Famiglie: sono aiuti economici volontari dei genitori che trovano radici nelle seguenti normative:

  • art. 153, commi 1 e 2, del R.D. 3 giugno 1924 n. 969
  • art. 53 del R.D.L. 15 maggio 1924 n. 749
  • art. 3 del Regolamento dell’autonomia scolastica, D.P.R. 8.3.1999 n. 275
  • art. 16 del Regolamento dell’autonomia scolastica, D.P.R. 8.3.1999 n. 275
  • art. 1 del Regolamento di contabilità per le scuole dell’autonomia D.I. 1.2.2001, n. 44
  • comma 3° dell’art. 9 del Regolamento di contabilità per le scuole dell’autonomia D.I. 1.2.2001, n. 44

Ovviamente non si tratta delle tasse scolastiche, che rimangono obbligatorie e sono disciplinate dai livelli di reddito delle famiglie. Parliamo delle quote aggiuntive che gli istituti chiedono alle famiglie quale “contributo”, finalizzato alle spese interne delle scuole.

In pratica le scuole dotate di personalità giuridica (ormai lo sono tutte legge 59 15 marzo 1997 art.21), possono chiedere un contributo ai genitori per le spese di gestione dei laboratori, o anche per spese varie che la scuola prevede di utilizzare a favore dell’alunno esempio sono il cartellino identificativo dell’alunno, il libretto delle assenze, cartoncini, pennarelli, dotazioni informatiche, costi per l’espletamento di progetti inclusi i costi di eventuali professionisti impiegati nell’attività ecc.

È pratica consolidata che le scuole al momento delle iscrizioni chiedano ai genitori un contributo volontario per le spese di didattica per l’anno successivo, ma questo deve avvenire con la massima trasparenza.

Cosa dice a tal proposito la recente circolare Miur  312/12 del 20/03/2012.

Continuano a pervenire a questo Dipartimento segnalazioni in merito a pratiche poco trasparenti poste in essere dalle istituzioni scolastiche nella richiesta alle famiglie e nella gestione dei contributi versati in favore delle scuole. In particolare, è stata più volte denunciata la prassi di richiedere il versamento del contributo quale condizione necessaria per l’iscrizione degli studenti, mentre risulta spesso deficitaria l’informazione data alle famiglie in merito alla destinazione e all’utilizzo delle somme acquisite

Non pare superfluo precisare che i versamenti in questione sono assolutamente volontari, anche in ossequio al principio di obbligatorietà e gratuità dell’istruzione inferiore, ribadito, più di recente, dalla Legge n. 296/2007 (Legge finanziaria 2007). In merito, le istituzioni scolastiche dovranno fornire le dovute informazioni alle famiglie e tenere ben distinti i contributi volontari dalle tasse scolastiche che, al contrario, sono obbligatorie, con l’eccezione dei casi di esonero.

Le famiglie potranno, senza abusarne, evitare di pagare il contributo oppure ridurne l’importo. La scelta di corrispondere non limitandosi ai soli obblighi è lasciata, alla responsabilità dei genitori, i quali, se provvisti di mezzi economici, dovrebbero sentirsi in dovere di contribuire senza problemi: più soldi una scuola possiede, meglio può funzionare. Tuttavia, le famiglie in difficoltà economica potranno rifarsi alla citata circolare per essere esentati dal pagamento del contributo straordinario (ferme restando, come si è detto, le regolari tasse scolastiche).

Il contributo, ad ogni modo, non potrà riguardare lo svolgimento di attività curricolari, fermo restando, ovviamente, l’obbligo di rimborsare alla scuola alcune spese sostenute per conto delle famiglie stesse, come, ad esempio, quelle per la stipula del contratto di assicurazione individuale per gli infortuni e la responsabilità civile degli alunni, o quelle per i libretti delle assenze o per le gite scolastiche. Le risorse raccolte con contributi volontari delle famiglie devono essere indirizzate esclusivamente ad interventi di ampliamento dell’offerta culturale e formativa e non ad attività di funzionamento ordinario e amministrativo che hanno una ricaduta soltanto indiretta sull’azione educativa rivolta agli studenti. All’atto del versamento, poi, le famiglie vanno sempre informate in ordine alla possibilità di avvalersi della detrazione fiscale di cui all’art. 13 della Legge n. 40/2007. Le istituzioni scolastiche, inoltre, dovranno improntare l’ intera gestione delle somme in questione a criteri di trasparenza ed efficienza. In particolare, le famiglie dovranno preventivamente essere informate sulla destinazione dei contributi, in modo da poter conoscere in anticipo le attività che saranno finanziate con gli stessi ed eventualmente decidere, in maniera consapevole, di contribuire soltanto ad alcune specifiche azioni. In tal modo, si eviterebbero versamenti indistinti, il cui utilizzo sia rimesso esclusivamente alla decisione dell’istituzione scolastica. Parimenti, alle famiglie, al termine dell’anno scolastico, andrà assicurata una rendicontazione chiara ed esaustiva della gestione dei contributi, dalla quale risulti come sono state effettivamente spese le somme e quali benefici ne ha ricavato la comunità scolastica. Tale modalità operativa, del resto, può contribuire ad una più corretta gestione delle risorse finanziarie della scuola e ad un uso più responsabile delle stesse, poiché consentirebbe di mettere in diretta correlazione le entrate e le spese riferibili a ciascuna attività, evitando di intraprendere azioni non sorrette da adeguata copertura finanziaria”.

La trasparenza dell’informazione e quindi la comunicazione chiara di come sia suddiviso l’intero contributo richiesto può diventare un modo per la scuola di far comprendere alle famiglie quali opportunità si possano offrire con una maggiore partecipazione anche economica.

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al seguente collegamento ed anche al sito del MIUR