Panino? No grazie!

La Cassazione, sezioni unite, ha ribaltato la decisione del Consiglio di Stato che dava la possibilità di portare il panino da casa durante il servizio mensa.

Secondo quanto riporta l’ANSA, “per il supremo consesso la materia, in assenza di un diritto perfetto, non può essere oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario. La gestione del servizio mensa rientra nell’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche di primo e secondo grado in attuazione dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione.

Quindi, l’unica possibilità che che le famiglie hanno è di poter recuperare i figli a mezzogiorno e riportarli a scuola dopo il pranzo.

In precedenza, come riportato anche qui, il Consiglio di Stato aveva respinto l’appello proposto dal Comune di Benevento avverso la sentenza del TAR Campania n. 1566/2018, che aveva annullato le deliberazioni del Consiglio e della Giunta nella parte in cui vietavano il consumo, da parte degli alunni, di cibi diversi da quelli forniti dalla ditta appaltatrice del servizio nei locali in cui si svolge la refezione scolastica, imponendo quindi, nel caso non si volesse optare per lo stesso, o il rientro o una diversa scelta di tempo scuola.

L’introduzione di vari e differenziati pasti domestici nei locali scolastici inficia il diritto degli alunni e dei genitori alla piena attuazione egualitaria del progetto formativo comprensivo del servizio mensa”, si legge in un passaggio della sentenza. Secondo i giudici, portare il “panino da casa”comporta una “possibile violazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione in base alle condizioni economiche, oltre che al diritto alla salute, tenuto conto dei rischi igienico-sanitari di una refezione individuale e non controllata.  La nozione di istruzione, soprattutto nelle classi elementari e medie, non coincide con la sola attività di insegnamento, ma comprende anche il momento della formazione che si realizza mediante lo svolgimento di attività didattiche ed educative, tra le quali l’erogazione del pasto è un momento importante. Il servizio mensa – sottolineano i giudici – è comunque a domanda individuale, facoltativo per gli utenti e necessario a garantire lo svolgimento delle attività educative e didattiche, essendo strumentale all’attuazione dei diritto all’istruzione obbliglatoria e gratuita per almeno otto anni

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La dipendenza dai videogiochi è una malattia?

La dipendenza dai videogiochi è una malattia secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo hanno riconosciuto i 194 membri durante la 72esima World Health Assembly. Viene chiamato “gaming disorder” e nel 2018, precisamente a giugno, venne incluso all’interno dell’undicesima revisione dell’”International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems” (ICD-11).

Da allora si sono scatenate diverse polemiche, tra chi esclude totalmente che i videogiochi possano essere una forma di dipendenza e quindi una malattia e chi è invece è d’accordo. In ogni caso l’OMS ha descritto la dipendenza da videogiochi come un ventaglio preciso di comportamenti collegati all’attività di videogiocare, ma nel senso dell’uso continuo e compulsivo del software.

Insomma dei comportamenti in cui viene data priorità ai videogiochi rispetto ad altre attività della vita quotidiana, anche se si manifestano conseguenze negative. Si può quindi diagnosticare la dipendenza da videogiochi, ma questa deve avere un impatto molto negativo sulla vita personale, sociale, familiare ed educativa. Ciò deve essere evidente almeno per un anno. Chi è dipendente dai videogiochi, quindi, li mette prima del lavoro, del benessere psicologico e della salute fisica. Chiaramente non chi passa anche ora a giocare, ma colui che ha perso totalmente il controllo.

Molti organi legati ai videogiochi come le associazioni di categoria Entertainment Software Association, l’European Games Developer Federation e l’Interactive Entertainment South Africa si sono opposti a questa decisione per il possibile impatto negativo sull’industria. Hanno sostenuto in un comunicato che la dipendenza da videogiochi non si basa su prove solide. Si legge:

L’industria globale videoludica, che include rappresentanti attraverso l’Europa, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Corea del Sud, il Sudafrica e il Brasile, ha chiesto all’Organizzazione Mondiale della Sanità di riesaminare il prima possibile la sua decisione di includere la ‘dipendenza da videogiochi’ nell’undicesima versione dell’International Classification of Diseases (ICD-11).

Nonostante questo durante l’ultima riunione l’OMS ha approvato l’ICD-11. Entrerà in vigore dall’1 gennaio 2022: da quella data si potrà diagnosticare la dipendenza da videogiochi

tratto da WEBNES articolo a cura di Candido Romano

Giornata Europea dei genitori e della scuola 2019: resoconto

Ospitato nell’Aula Magna della scuola Maria Ausiliatrice di Varese, si è tenuta nella mattinata di sabato 6 aprile un incontro intitolato “Genitori e scuola 4.0” a celebrazione della Giornata europea dei genitori e della scuola. Nonostante il tema dell’incontro fosse estremamente nuovo e specifico (“Iperdotazione intellettiva: studenti troppo intelligenti per essere felici?”) la partecipazione è stata numerosa e qualificata,  equamente divisa tra genitori (38%), Docenti (37%), Dirigenti Scolastici ed Associazioni del territorio (25%).

Dopo i saluti delle autorità nella persona di Rossella Di Maggio, insegnante di scuola primaria che da sempre lavora nell’ambito educativo e che ricopre l’incarico di Assessore ai servizi per il diritto allo studio, alle pari opportunità ed ai servizi per l’infanzia del comune di Varese, i lavori sono stati aperti dalla Prof.ssa Angela Lischetti, referente dell’Ufficio Scolastico Provinciale (USR – AT Varese).

Nella sua relazione sono state identificate le caratteristiche principali dei ragazzi Gifted, ovvero alunni con potenzialità intellettive alte e presentate due possibili strade da percorrere per il futuro: formazione sulla giftedness e creazione di un osservatorio in rete tra scuole e fra scuole e territorio.

A seguire l’intervento del Prof. Mario Manduzio, docente MIUR e co fondatore di Feed Their Minds, startup innovativa a vocazione sociale, incubata presso Speed Mi Up della Bocconi.

CHI E QUANTI SONO I BAMBINI PLUSDOTATI il primo tema trattato. Si è partiti da quali caratteristiche hanno i bambini gifted, alle 6 differenti tipologie che li identificano, ai loro possibili comportamenti a scuola, alle reazioni degli insegnanti e dei genitori per arrivare al dato (fonte O.M.S.) della loro numerosità: gli ALUNNI AD ALTO POTENZIALE COGNITIVO, sono tra il 5 e 8% della popolazione scolastica in TOTALE 390.000 STUDENTI IN ITALIA, ovvero da 1 a 2 per ogni classe. Dati sorprendenti!

Sono poi seguite indicazioni su come valorizzarli per non disperdere il loro talento ed alcune proposte didattiche.

La Dott.ssa Cazzaro Leonia Paola, Psicoterapeuta, specializzata in psicologia giuridica e psicodiagnostica, ha invece centrato il suo intervento portando esempi riferiti a bambini ed adolescenti gidted incontrati durante la sua attività e delle numerose problematiche che questi incontrano nella vita di tutti i giorni, dalla scuola al rapporto con il mondo che li circonda, alle scelte sbagliate spesso loro imposte che inducono poi a scambiarli come ragazzi dal potenziale basso, o iperattivi, o svogliati, al punto da abbandonare la scuola.

Giornata Europea dei genitori e della scuola 2019: Programma

Genitori e Scuola 4.0. Iperdotazione intellettiva: studenti troppo intelligenti per essere felici?

Sabato 06 aprile 2019 dalle ore 8,30 alle 12,30

presso l’Aula Magna, Scuola Maria Ausiliatrice,  Piazza Libertà 9 – Varese.

L’evento intende affrontare la questione dei bambini iperdotati, i cosiddetti bambini prodigio o ad alto potenziale cognitivo, che se non riconosciuti, hanno alte probabilità di sviluppare impotenza appresa, frustrazione, scarsa motivazione, bassa autostima, problemi emotivi, sociali e comportamentali.

Programma

8.45/9.15 – APERTURA DELLA GIORNATA E SALUTI DELLE AUTORITÀ

  • Dott. Merletti Claudio – Dirigente AT Varese
  • Dott. Galimberti Davide e Di Maggio Rossella Sindaco e assessore di Varese
  • Dott. Emanuele Antonelli – Presidente Provincia di Varese

9,30  – INTERVENTI:

  • Studenti plusdotati: problema o risorsa.

Prof. Angela Lischetti – AT Varese

  • Bambini plusdotati; quanti sono, come riconoscerli, buone pratiche per valorizzarli.

Prof. Mario Manduzio –  Feed Their Minds

  • Cosa fare con i  bambini da 10+ –

Dott.ssa Leonia Paola Cazzaro  – psicologa Fare Centro

11.00 I PROGETTI NELLE SCUOLE:

  • C. Iqbal Masih: A scuola per imparare a volare alto
  • Liceo G. Ferraris: Una scuola aperta a tutti e non per tutti
  • Scuola parentale Makula: Il talento sta nel riconoscere l’individualità
  • Scuola Maria Ausiliatrice: Normalità? Talento? Il compito è valorizzare
  • Tra formazione e lavoro: l’esperienza di Giovani di Valore

12,15 – Dibattito e conclusioni

Al termine del convegno, a docenti, studenti e professionisti presenti che ne faranno richiesta, verrà consegnato l’attestato di partecipazione.

Il Convegno è un’occasione formativa unica, ad ingresso libero, aperta anche a docenti, studenti e professionisti della formazione.

Link per le iscrizioni

Educazione civica e telefonini

Negli scorsi giorni si è parlato del divieto «salvo casi particolari specifici, di utilizzo del cellulare e di altri dispositivi elettronico-digitali nei luoghi e negli orari dell’attività didattica».

Siamo in effetti solo agli inizi dell’iter in Commissione cultura della Camera della proposta che riporta l’educazione civica nella scuola primaria e secondaria. Nell’atto Camera 734, che gode già di un consenso trasversale si legge: “In una società come la nostra, in cui i rapporti sociali sono sempre più spesso mediati dalle tecnologie digitali, è indispensabile trasferire ai giovani non solo le cognizioni tecnico-pratiche occorrenti per l’utilizzo dei dispositivi elettronici, ma anche un insieme di regole di convivenza e di rispetto dell’altro, in funzione di prevenzione e di contrasto di condotte suscettibili di degenerare in bullismo e cyberbullismo”.  Va comunque precisato che dalla Lombardia alla Sicilia, alcuni Dirigenti Scolastici precursori dei tempi, senza aspettare il legislatore hanno già provveduto per conto loro a vietare i telefonini con semplici e sensate circolari interne. L’inibizione da quello che si apprende, dovrebbe essere estesa anche ai professori. La discussione su questo punto è avviata; l’ipotesi è quella di lasciare i cellulari in presidenza e per le chiamate di emergenza far riferimento alla segreteria.

Al di la di quello che sarà il fulcro della discussione dei prossimi mesi, va però ricordato che la proposta dell’introduzione dell’Educazione Civica nelle scuole, telefonini a parte, si caratterizza di 4 articoli. In essi si stabilisce tra l’altro un monte ore annuale di 33 ore, «da affidare ai docenti dell’area storico-geografica nelle scuole secondarie di primo grado e ai docenti dell’area economico-giuridica nelle scuole secondarie di secondo grado». È previsto che nella scuola secondaria di primo grado l’educazione civica sia «oggetto di esame di fine ciclo». Si istituisce inoltre un premio annuale per l’educazione civica «destinato a premiare le esperienze migliori in materia di educazione civica in ogni ordine e grado di istruzione»