Giornata Europea dei Genitori e della Scuola: un successo

Nonostante la giornata metereologicamenete avversa, oltre 150 tra docenti, genitori ed educatori hanno partecipato alla manifestazione organizzata da FoPAGS Varese con il consueto forte contributo del Tavolo Genitori dell’ASVA.

Da segnalare l’intervento di Pier Cesare Rivoltella (caratterizzato da tre passaggi ed una premessa) uno dei relatori più attesi che qui brevemente riassumiamo.

I passaggi sono stati:

  • Come è cambiato il paesaggio dei media. Comune riflessione sintetica sul paesaggio in cambiamento. La realtà dei media oggi con le sue caratteristiche peculiari.
  • Come questo cambiamento sollecita determinate attenzioni educative. Individuazione delle principali attenzioni educative cioè di quelle variabili che se non tenute adeguatamente sotto controllo possono generare problemi.
  • A seguito delle attenzioni educative individuate, quali possono essere le possibili piste di lavoro per la scuola e soprattutto per la famiglia

La premessa al suo interno si è articolata in 3 ulteriori passaggi:

  • I genitori fanno danno non perché sono dentro ma perché sono fuori della scuola. Essere fuori vuol dire non coltivare una logica di partecipazione e corresponsabilità educativa. Se si è fuori diventa poi più facile farsi presente nella forma di iperprotezione, nella forma della rivendicazione, nella forma del giudizio di inadeguatezza nei confronti dell’insegnante. Se il genitore fosse dentro per condividere, gli consentirebbe di riallinearsi. Uno dei più grossi problemi che oggi la scuola sconta è il venir meno dell’alleanza educativa con i genitori perché i genitori non sono più partecipi dentro la scuola. Ne sono usciti. Proprio a seguito di questo poi fanno danno…
  • Presentazione del convegno sull’ultimo rapporto del CISF sullo stato della famiglia oggi in Italia. Il tema di quest’ultimo rapporto è stato Le relazioni famigliari al tempo delle reti digitali ovvero come la presenza dei media ridefinisce le relazioni all’interno della famiglia
  • Dato che le evidenze neuro scientifiche sono importanti da tenere in considerazione, vengono proposte alcune rapide sottolineature:
    1. Se si porta in scuola tecnologia sperando che i ragazzi apprendano meglio, la neuroscienza dice che non ci sono evidenze a supporto di questo fatto. Una migliore efficacia degli apprendimenti non dipende dall’aggeggio hardware ma casomai da quello che il dispositivo mette in condizione l’insegnante di predisporre come nuovo tipo di relazione con lo studente. Avere davanti uno schermo di un tablet al posto di una pagina di un libro, da un punto di vista del miglioramento dell’apprendimento non da nessun risultato.
    2. Prima dei 3 anni niente schermi digitali in mano al bambino. Prima dei tre anni ma generalmente prima dei sei anni non conta il contenuto, ma conta la forma, l’impatto comunicativo, il ritmo con cui sono montate le immagini, il colore, la iperstimolazione. Quindi che il contenuto sia educativo e diseducativo poco importa. A quell’età il mezzo è il messaggio e non il contenuto

Questi media digitali stanno quindi trasformando il cervello dei ragazzi? Siamo di fronte ad un uomo Sapiens Digitalis? Assolutamente no! Niente mutazioni genetiche in corso, ma siccome il cervello è plastico e si modifica in relazione ai condizionamenti ambientali che subisce e siccome è assodato dalla ricerca  scientifica che questi condizionamenti ambientali hanno anche la possibilità di attivare disposizioni silenti nel corredo genetico (epigenetica) è evidente che il cervello esposto costantemente ai media digitali ha una plasticità, una organizzazione sinaptica che finisce per attivare tutta una serie di disposizioni che non attiverebbe se non fosse esposto ai media digitali. In generale i condizionamenti ambientali a cui siamo esposti modificano la nostra organizzazione sinaptica e di conseguenza anche i media digitali lo fanno;  colui che è esposto in maniera forte e per molto tempo a quel tipo di condizionamento ambientale andrà maturando una certa organizzazione celebrale che non significa che poi la trasmetta geneticamente ai propri figli o che lui sia il primo caso di una nuova specie in via di apparizione.

E’ possibile da ultimo accreditare una correlazione tra l’esposizione alle immagine di questi media e la modificazione del ritmo dell’attenzione. L’economia dell’attenzione si modifica  attraverso un uso persistente, costante, smodato dei media digitali.  Ma non è la sola causa. Anche il ritmo (multitasking) di vita ha le sue responsabilità. Infatti se nei primi anni di vita l’agenda del bambino è fitta come quella di un imprenditore è chiaro che è l’organizzazione stessa dell’esistenza del bambino e non solo i media digitali che predispongono la sua attenzione a non abituarsi ad essere fissato su una cosa per volta prendendosi il tempo per fare le cose per bene. Dicono gli studiosi che una caratteristica del nostro sistema di vita attuale e della nostra vita dentro le organizzazioni è quella di essere costretti costantemente a prendere decisioni senza aver potuto prendersi il tempo per fare un’analisi sufficiente a sostegno di queste decisioni. Decidiamo quasi sempre senza conoscenza, o senza conoscenza compiuta, perché siamo sempre in ritardo. Il bambino che cresce in questo ambiente di vita lo respira fin da piccolo: non possiamo quindi chiedergli di essere rilassato e di portare la sua attenzione su una cosa per volta, E’ dopato da questo sistema di vita. Non è quindi solo colpa dei media digitali, ma certo i media digitali concorrono….

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