Sintesi Giornata Europea dei Genitori e della Scuola

A seguire una sintesi degli interventi susseguitesi durante la giornata organizzata dal Forum Provinciale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FoPAGS), svoltasi lo scorso 20 novembre a Varese presso l’Istituto Maria Ausiliatrice.

Si ringrazia il redattore Dr. Marco Demontis

Merletti (Provveditore)

Il libro scuola famiglia degli ultimi anni è un libro scritto male. Occorre sussidiarietà che vuol dire responsabilità diffusa: 1) occorrono incontri specifici sul territorio, relazioni di qualità, reti alte; 2) ad es. buone pratiche come recuperare avanzi mensa; 3) associazione di Faloppio (Co) “Non pioverà per sempre” in cui tanti specialisti volontari si spendono per 40 bambini disagiati; 4) nonni su internet, formati dagli adolescenti sulla cittadinanza on line; 5) scatenare le competenze dei pensionati; 6) c’è ancora tanta imprenditorialità del varesotto sensibile al sociale.

Roffia. La partecipazione dei genitori.

Con i decreti delegati (es. 416/74) era all’epoca la legge più importante di partecipazione scolastica in Europa. Oggi la partecipazione è un rito. I genitori facevano domande es. sull’orientamento universitario a cui la scuola non era abituata a rispondere. Negli anni 90 si passa alla Carta dei Servizi: c’è l’idea che la PA debba essere trasparente per legge (Bassanini poi Berlinguer). Non è tanto più partecipazione ma genitore come portatore di bisogni educativi: a cosa educhiamo? Occorre consultare i genitori, titolari dell’educazione dei ragazzi. Quindi, scuole diverse perché diversa è la comunità/territorio di riferimento: ecco il senso dell’autonomia, si parte dai genitori, non dalla volontà degli insegnanti: sono soppressi tutti i programmi ministeriali. 2004: si formalizza la presenza dei genitori, che si preoccupano di tutti i figli, non solo del proprio, come nelle associazioni genitori. Il documento del consiglio d’Europa del 25.11.03. I ragazzi hanno capacità che vanno oltre le discipline: le aule sono nella scuola, nei parchi ecc. C’è il curricolo formale (discipline) ma anche quello non formale (legato al territorio) e informale (individuale del ragazzo). Le azioni. 1) la scuola deve aprirsi al territorio, per cui ci deve essere una rete territoriale dei genitori, rete di comitati, con genitori da formare, collaborativi perché sanno, non recriminativi perché pretendono senza sapere. 2) sportello genitori: per informazioni, consulenza, supporto … in collaborazione con USP (ufficio scolastico provinciale); ad es. il sabato mattina alcuni genitori ricevono altri genitori (es. stranieri). 3) la formazione dei genitori può essere su: a) autonomia scolastica, POF; b) autovalutazione d’Istituto; c) valutazione dei certificati di competenza; d) scuola e famiglia che educano; e) centralità studente; f) successo formativo e di vita; g) metodologie didattiche. La partecipazione dei genitori deve essere di qualità. In alcuni paesi europei i genitori sono di casa a scuola. Conoscendo la scuola si può pretenderne la qualità, senza la necessità di disprezzarla. Ci si prende cura dei problemi di tutti i figli. Ci si potrebbe porre come obiettivo di costituire dei patti educativi: A) tra scuola e famiglia (promosso anche dalle famiglie); B) di comunità!!!

Massimo Spinelli. Rapporto scuola famiglia. Complessità e prospettive.          

Complessità. 1. Difficoltà del sistema scuola ad aprirsi all’extrascuola. 2. Perpetuarsi di riti di partecipazione ormai vuoti di significato. 3. Prevenzione della scuola ad essere valutata. 4. Tendenza famiglia a delegare alla scuola. 5. Difficoltà dei genitori ad accettare problemi dei figli (sindacalismo familiare).

Conseguenze. 1. Tra scuola e famiglia il rapporto è sulle difensive. 2. Passano in sordina le buone collaborazioni tra scuola e famiglia. 3. Gli stessi genitori sono portati ad autolimitarsi (va bene festa di Natale, sportiva, conclusiva, ma ciò non può essere esaustivo). Negli anni 90 c’è stato un decentramento del potere (lg 15.03.97 n.59, Dlg 112/98, lg 12.10.01). Centrale la sussidiarietà  orizzontale –genitori: è legge ma non prassi perché lo Stato si percepisce ancora onnipotente. Innovazione legislativa ma la realtà non si è evoluta conseguentemente. La gestione delle risorse della scuola in mano non hai genitori ma ancora in mano al Ministero, che invece dovrebbe passare da Provider a Controller. È la scuola che deve essere Provider. Se l’autonomia è una cosa seria la committenza è sociale, learning community (comunanza territoriale di interessi reali). Vedi sito “Euridice” e “3N”.

Prospettive. 1. Intesa Stato – Regioni (attuazione titolo V costituzione). Dal 2001, c’è un ritardo di 11 anni. Per battere il centralismo del sistema scolastico occorre difendere l’autogoverno di un territorio secondo i propri bisogni, non sostituendo il centralismo statale con quello regionale. 2. Sistema nazionale di autovalutazione. È elemento dirimente della logica istituzionale. Se è Controller, lo Stato deve essere capace di valutare. Non può esistere un’autonomia non valutativa (es. Invalsi, per rendere pubblico il rendimento della scuola in termini di efficacia formativa, cioè, dare conto ai cittadini della capacità della scuola del successo formativo (account ability). Anche l’age ne può essere promotrice. 3. Autogoverno delle istituzioni scolastiche. Valorizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche per concretizzare la learning community. Essere convinti che gli istituti devono governarsi da soli. Occorre difendere nella legge: a) potere statutario: ogni istituto pone le leggi su come governarsi, inserendo formalmente le famiglie; b) distinzione tra organi; c) apertura a 2 membri esterni; d) valorizzare la partecipazione di studenti e famiglie; e) istituire autovalutazione con 1 genitore per rendicontazione sociale; f) conferenza di rendicontazione annuale per rendere pubblica l’autovalutazione. La partecipazione dei genitori non può ridursi ai rappresentanti di classe, è molto di più!

Stefano Taravella. Presidente UNICEF Lombardia.

1. Scuola, genitori, comunità devono essere garanzia dei diritti, ma anche destinatari. 2. Sottolinea come i luoghi siano anche luoghi simbolici. Nella scuola ad es. certe cose non possono succedere, è ancor più grave. 3. Informa che ci sono anche i diritti dei bambini di terza generazione: a) all’ascolto; b) alla partecipazione; c) alla libertà d’espressione. 4. Avere dei diritti vuol dire anche assumersi delle responsabilità (doveri). Educare ai diritti non è solo educare a ciò che ci spetta, ma anche a quello che si deve. Verso una cittadinanza responsabile.

Paola Rigamonti. PIDIDA.

La partecipazione si acquisisce attraverso l’esperienza (v. Rogert Hart); occorre sperimentare attraverso processi decisionali graduali. Serve: a) approccio etico: trasparenza, onestà; b) partecipazione rilevante (per loro) e volontaria (anche dei genitori); c) il linguaggio deve essere a misura di bambino: d) il contesto accogliente, sicuro (far sentire che anche loro hanno contribuito); e) tempi su misura; f) tutti possono partecipare; g) visibilità esiti e follow up.

Giampiera Castiglioni. AGESC.

“Uscirne da soli è utopistico, uscirne con gli altri è politica” (don Milani). Le famiglie devono portare i bisogni di tutti attraverso le associazioni.

Presidente AGE Lombardia.

1. Non bisogna fare le cose da soli (non lasciare solo il presidente consiglio d’Istituto); 2. Associarsi è fondamentale, in Germania le istituzioni si interfacciano solo con le associazioni perché i partecipanti sono abituati a dialogare ecc. 3. Occorre mettersi in rete anche per le buone prassi sparse sul territorio/v. forum provinciali.

Laura Damiani (Associazione Genitori Malnate).

Hanno lavorato per la costituzione di un patto educativo di comunità. 1. Serata aperta a tutte le associazione; 2. Condivisione di tutti; 3. Struttura tavolo tecnico diversificato (2 scuola, 2 genitori, 2 sport, 2 consulta sociale, 2 parrocchia, 2 educatori professionisti + assessore cultura); 4. Valutazione bisogni e esigenze educative (condiviso); 5. Indicare soluzioni (+ difficile per le diverse anime, ma poi ha prevalso quello che univa).

Mauro Sarasso. Tavolo Associazioni Genitori dell’ASVa.

Il problema non è mai come farsi venire in mente qualcosa di nuovo e innovativo, ma come eliminare le convinzioni vecchie (Dee Hack, fondatore Visa). I corsi proposti sono: 1. Rappresentanti di classe; 2. Documenti scolastici; 3. Normativa; 4. Strategie istituzionali e buone prassi; 5. Forme associative.